C’è una forma di stanchezza che non si vede e proprio per questo è difficile da spiegare, perché non sei a terra, non sei bloccato, non sei nemmeno nel punto in cui dici “non ce la faccio più”, continui a fare tutto, lavori, sistemi, gestisci, parli, sorridi, vai avanti, e da fuori sembri anche uno che regge bene, uno affidabile, uno presente, ma dentro senti che non sei mai davvero pieno, che non recuperi mai completamente, che ogni giorno riparti con una riserva leggermente più bassa del giorno prima.
All’inizio la interpreti come normale stanchezza, ti dici che è una fase, che passerà, che basta dormire un po’ di più, prendersi una pausa, rallentare per qualche giorno, ma poi ti accorgi che non è così semplice, perché anche quando ti fermi non recuperi davvero, il corpo si riposa ma la testa resta attiva, e quella sensazione di fondo non sparisce, si attenua ma resta, come un rumore basso che non si spegne mai del tutto.
È una condizione che viene descritta molto bene in Quando il corpo dice no, perché mostra quanto il corpo accumuli nel tempo quello che non riesci a fermare mentalmente, e in modo diverso ma altrettanto efficace in Perché dormiamo, dove si capisce che il problema non è solo dormire, ma come vivi durante il giorno e quanto spazio reale dai al recupero, ed è proprio questo il punto che spesso sfugge, non è solo quanto ti fermi, è come arrivi a fermarti.
La scena tipica è la sera, quando finalmente ti siedi, teoricamente dovresti sentirti meglio, invece senti solo che sei stanco, non distrutto, ma svuotato, e quella sensazione non è nemmeno drammatica, è piatta, costante, quasi normale, tanto che inizi a considerarla parte della tua giornata, qualcosa con cui convivere senza farci troppo caso.
Un altro aspetto che pesa è che questa stanchezza non ti ferma mai davvero, ed è proprio questo il problema, perché se ti fermasse almeno avresti un segnale chiaro, invece no, continui a funzionare, continui a fare quello che devi fare, e proprio per questo vai avanti senza accorgerti di quanto stai accumulando, perché non c’è un momento in cui dici “stop”, c’è solo una linea continua che scende lentamente.
Col tempo inizi anche a capire che non è solo una questione fisica, è una somma, è il corpo, la mente, la responsabilità, il fatto di essere sempre attivo su più livelli, e tutto questo insieme crea una fatica che non esplode ma si distribuisce, e proprio per questo è più difficile da gestire, perché non sai esattamente dove intervenire.
E allora inizi a vedere una cosa importante, che il problema non è solo recuperare, è smettere di accumulare allo stesso ritmo, perché puoi anche dormire di più, puoi anche fermarti ogni tanto, ma se il livello di carico resta sempre alto, torni sempre allo stesso punto, ed è qui che cambia la prospettiva, perché non si tratta solo di riposare, si tratta di togliere qualcosa.
Alla fine arrivi a una consapevolezza molto semplice ma difficile da accettare, non sei stanco perché fai troppo in un giorno, sei stanco perché non smetti mai davvero, perché non c’è mai un momento in cui sei completamente fuori dal sistema, completamente scarico, completamente fermo, e finché non crei anche piccoli spazi in cui questo succede, senza riempirli subito, senza trasformarli in altro, quella stanchezza resta, silenziosa ma presente, e continua a seguirti anche quando pensi di esserti fermato.
👉 ARTICOLO PRINCIPALE: La fatica di tenere insieme tutto
If you found this article helpful, consider supporting the Vitacompleta project.
