C’è una scena che ormai è diventata normale, talmente normale che quasi non ci fai più caso, ma se ti fermi un secondo a guardarla davvero capisci quanto sia strana, ragazzi poco più che ventenni che parlano di vita come se l’avessero attraversata tutta, che spiegano sacrificio, disciplina, successo, fallimento, con una sicurezza che non nasce dall’esperienza ma dall’estetica, dalla costruzione, dal modo in cui si presentano, ed è qui che prende forma quella che possiamo chiamare motivazione prematura da vetrina, una comunicazione che suona forte ma che non ha ancora radici.
Non è una questione di età in sé, è una questione di profondità, perché la vita non si capisce guardandola da fuori, si capisce attraversandola, sbagliando, perdendo tempo, facendo scelte sbagliate, tornando indietro, cambiando direzione, e questo tipo di esperienza non si costruisce in pochi anni, soprattutto non si costruisce in modo lineare come viene raccontato online, ed è proprio questa distanza tra racconto e realtà che crea il problema, perché chi ascolta tende a prendere quelle parole come riferimenti veri.
Il punto è che questo tipo di contenuto funziona, funziona perché è pulito, è diretto, è semplice, ti dice cosa fare, come pensare, come comportarti, elimina la complessità e ti offre una strada apparentemente chiara, ed è proprio questo il motivo per cui attira, perché la vita reale è più confusa, più lenta, meno definita, mentre lì sembra tutto più ordinato, più controllabile.
Ma quando hai vissuto un po’ di più inizi a vedere le crepe, inizi a percepire che qualcosa non torna, che manca qualcosa, che quelle frasi sono giuste a metà, che funzionano bene come suono ma meno come sostanza, ed è lì che nasce quella distanza silenziosa tra chi parla e chi ascolta, non fatta di giudizio ma di consapevolezza.
Questa dinamica si vede molto bene in Il coraggio di non piacere, dove viene spiegato quanto sia importante costruire il proprio percorso invece di seguire modelli esterni, e anche in La sottile arte di fare quello che c*o ti pare**, che smonta proprio l’idea della motivazione continua come soluzione universale, ed è esattamente questo il punto, non è la motivazione a mancare, è la realtà che viene semplificata troppo.
Il rischio più grande non è credere a una frase motivazionale, è iniziare a confrontarsi con qualcosa che non esiste davvero, perché quando ti paragoni a un percorso lineare, veloce, sempre in crescita, inevitabilmente ti senti indietro, fuori ritmo, sbagliato, mentre in realtà stai semplicemente vivendo un percorso normale, fatto di pause, dubbi, cambi di direzione.
👉 non prendere come riferimento chi non mostra mai errori, tempi morti o cambi di direzione
Perché è proprio lì che si vede la differenza tra chi racconta un percorso e chi lo ha davvero attraversato, e se manca quella parte, manca tutto il resto, perché la vita vera non è mai lineare.
Un altro aspetto importante è che questa motivazione costruita spesso crea aspettative irrealistiche, ti porta a pensare che dovresti essere sempre lucido, sempre determinato, sempre focalizzato, mentre nella realtà ci sono giornate in cui non hai voglia, momenti in cui sei confuso, fasi in cui non sai cosa fare, e tutto questo non è un problema, è parte del processo.
Il punto è che nessuno racconta quella parte, perché non è vendibile, non è bella da vedere, non crea lo stesso impatto, e quindi resta fuori, e quello che resta è una versione parziale della realtà che può anche motivare nel breve ma che nel lungo crea più frustrazione che altro.
C’è anche un altro livello più sottile, ed è quello dell’identità, perché quando ti esponi continuamente a questo tipo di contenuti rischi di perdere il tuo modo di pensare, inizi a parlare con le parole degli altri, a ragionare con schemi che non sono tuoi, a cercare risultati che magari non ti appartengono davvero.
👉 costruisci il tuo modo di vedere le cose invece di adottare quello che funziona meglio online
Perché quello che funziona per gli altri non è detto che funzioni per te, e soprattutto non è detto che sia quello che vuoi davvero, e questa è una differenza fondamentale che spesso si perde.
Col tempo inizi a vedere che la motivazione vera non è quella che arriva da fuori, non è quella che senti per qualche minuto guardando un video, è quella che nasce quando inizi a capire cosa stai facendo, perché lo stai facendo e quanto sei disposto a continuare anche quando non hai voglia, ed è molto meno spettacolare ma molto più solida.
E questa motivazione non ha bisogno di essere raccontata continuamente, non ha bisogno di essere condivisa, non ha bisogno di essere mostrata, perché è legata alla tua esperienza, non alla percezione degli altri.
Un’altra cosa che diventa evidente è che chi ha vissuto davvero certe fasi tende a parlare in modo diverso, meno assoluto, meno rigido, più sfumato, perché sa che le cose cambiano, che le situazioni sono diverse, che non esiste una formula valida per tutti, e questa differenza si sente subito, anche se non la sai spiegare.
Alla fine arrivi a una consapevolezza molto semplice ma molto concreta, non tutto quello che suona bene è utile, non tutto quello che sembra motivante ti serve davvero, e quando inizi a filtrare meglio quello che ascolti, senza chiuderti ma senza prendere tutto come riferimento, ti accorgi che la tua strada diventa più chiara, non perché qualcuno te l’ha spiegata meglio, ma perché hai smesso di confonderla con quella degli altri, e questa è una delle differenze più importanti che puoi costruire nel tempo.
👉 ARTICOLO PRINCIPALE: La vita reale non è quella dei social
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