PAUSA MENTALE NECESSARIA: quando non hai bisogno di fare di più, ma di smettere per un attimo

C’è una cosa che spesso viene fraintesa, ed è il concetto di pausa, perché quando si parla di fermarsi si pensa subito a perdere tempo, a rallentare, a fare meno, quasi come se fosse qualcosa di negativo, qualcosa che ti allontana da quello che devi fare, mentre in realtà è esattamente il contrario, perché la pausa mentale non è un lusso, non è un premio, è una necessità, ed è proprio il fatto che la trattiamo come qualcosa di secondario che la rende così rara dentro le giornate.

All’inizio non senti nemmeno il bisogno di fermarti davvero, perché sei dentro il ritmo, dentro le cose da fare, dentro quella continuità che ti tiene attivo, e in un certo senso ti sembra anche giusto così, perché stai producendo, stai sistemando, stai andando avanti, e finché reggi non ti fai troppe domande, il problema è che questa continuità non ha interruzioni reali, non ci sono momenti in cui la mente si svuota davvero, ci sono solo passaggi da un’attività all’altra, che però mantengono lo stesso livello di attivazione.

È una dinamica che viene spiegata molto bene in L’arte di far succedere le cose, dove si capisce quanto la mente abbia bisogno di spazi di decompressione per funzionare davvero bene, e in modo più diretto e concreto in Fermati e respira, che mette al centro proprio questa idea semplice ma difficile da applicare, cioè che non devi sempre riempire tutto per stare bene, a volte devi fare esattamente il contrario.

La scena tipica è quella di quando finalmente hai qualche minuto libero, magari ti siedi, magari non hai nulla di urgente da fare, e invece di fermarti davvero prendi il telefono, apri qualcosa, riempi quel tempo, perché il vuoto ti mette quasi a disagio, come se dovessi usarlo per forza, ed è lì che si capisce quanto siamo poco abituati alla pausa vera, quella senza contenuto, senza stimoli, senza qualcosa da gestire.

Un altro aspetto importante è che la pausa mentale non coincide con il non fare niente, perché puoi anche essere fermo ma avere la testa piena, puoi anche essere seduto ma continuare a pensare, a organizzare, a rivedere, e in quel caso non stai recuperando, stai solo cambiando forma alla stessa attività, ed è per questo che molte persone si sentono stanche anche quando “non fanno niente”, perché in realtà non si fermano mai davvero.

Col tempo inizi a capire che la pausa è una competenza, non una conseguenza, non arriva da sola, non succede automaticamente quando hai tempo, devi sceglierla, devi creare lo spazio, devi accettare quel momento di vuoto senza riempirlo subito, ed è proprio questo il passaggio più difficile, perché va contro l’abitudine che hai costruito nel tempo.

E poi c’è un dettaglio che cambia tutto, quando inizi davvero a fermarti anche solo per pochi minuti, senza fare niente, senza stimoli, senza riempire, ti accorgi che qualcosa si abbassa, non in modo eclatante, non immediatamente, ma lentamente, come se la mente iniziasse a scaricare tensione accumulata, e questa cosa, anche se piccola, ha un effetto enorme nel lungo periodo.

Un altro punto fondamentale è che la pausa mentale necessaria non è qualcosa che devi meritarti dopo aver fatto tutto, perché se aspetti di aver finito non arriverà mai, ci sarà sempre qualcosa da fare, sempre qualcosa da sistemare, sempre qualcosa che sembra più importante, ed è proprio per questo che devi inserirla dentro la giornata, non alla fine, non come premio, ma come parte del sistema.

Col tempo inizi anche a distinguere tra pausa passiva e pausa reale, perché guardare qualcosa, scorrere contenuti, distrarti non è la stessa cosa che fermarti, sono due livelli diversi, uno ti distrae, l’altro ti rigenera, e questa differenza, anche se sottile, cambia completamente il risultato.

E allora inizi a fare una cosa semplice ma potente, crei piccoli momenti, anche brevi, anche imperfetti, in cui non fai niente, in cui non produci, in cui non consumi contenuti, in cui stai semplicemente fermo, e all’inizio sembra strano, quasi inutile, ma poi inizi a sentire che c’è uno spazio diverso, una qualità diversa del tempo.

Alla fine arrivi a una consapevolezza molto semplice ma che cambia completamente il modo in cui vivi le giornate, non hai bisogno di fare di più per stare meglio, hai bisogno di smettere ogni tanto, di creare spazi in cui la mente non deve gestire niente, non deve organizzare niente, non deve anticipare niente, e quando inizi a farlo, anche poco, anche male, ti accorgi che non è il tempo che ti manca, è lo spazio che non ti concedi, e quando inizi a concedertelo, tutto il resto diventa più leggero, più gestibile, più umano.

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