Non è la solitudine triste, quella da “nessuno mi cerca” o da persona chiusa che non vuole vedere nessuno. È una fase diversa, più silenziosa ma anche più utile. Ci sono periodi nella vita in cui smetti semplicemente di essere disponibile per tutto e per tutti. Non rispondi subito ai messaggi, non vai a tutte le uscite, non partecipi a ogni conversazione, e non perché sei arrabbiato o deluso, ma perché stai lavorando su altro. La solitudine produttiva temporanea nasce così, senza proclami, senza spiegazioni pubbliche, senza bisogno di giustificarsi. A un certo punto senti che devi ridurre il rumore attorno a te per capire meglio cosa succede dentro di te. Magari stai cambiando lavoro, magari stai ripensando la tua direzione, magari sei semplicemente stanco di ascoltare sempre gli stessi discorsi e le stesse lamentele. Allora inizi a selezionare, a tagliare il superfluo, a stare un po’ più per conto tuo. Non sparisci dal mondo, sparisci dal rumore, ed è una differenza enorme.
In quei periodi la testa si muove molto di più di quanto sembri da fuori. Pensi di più, ma non ai problemi degli altri, ai tuoi. Ti fai domande che prima rimandavi perché non avevi tempo o spazio mentale per affrontarle. Ti chiedi cosa vuoi davvero, cosa ti fa stare bene, cosa non vuoi più sopportare. È un lavoro interno che non si vede, ma è continuo. Da fuori sembri meno presente, meno disponibile, meno “sociale”. Da dentro sei molto più attivo di prima. Leggi di più, osservi di più, progetti di più. Ti accorgi che quando sei sempre in mezzo alla gente la mente non ha spazio, reagisce soltanto. Invece quando riduci le presenze inutili, la testa si allarga, collega cose, trova soluzioni, vede alternative che prima non riuscivi nemmeno a immaginare.
È una fase di costruzione silenziosa. Non è depressione, non è isolamento sociale, è una scelta, anche quando sembra arrivare senza averla programmata. Durante questa fase capisci anche chi ti cerca davvero e chi invece si limita a frequentarti quando sei comodo. Chi ti scrive anche se non sei più presente ovunque e chi sparisce appena esci dal giro. È una selezione naturale che non fai apposta ma succede comunque. E mentre succede, riscopri anche il valore del tempo. Ti accorgi che una serata da solo può essere più utile di tre uscite fatte tanto per riempire la settimana, che un pomeriggio passato a sistemare idee vale più di ore buttate in chiacchiere ripetitive. Non è egoismo, è manutenzione. Manutenzione mentale, emotiva, personale. È il momento in cui metti ordine dentro per non vivere sempre in reazione a quello che succede fuori.
La cosa più interessante è che questa fase non dura per sempre. Quando finisce, torni diverso. Non più chiuso ma più centrato, non più isolato ma più selettivo, non più distante ma più chiaro su chi sei e cosa vuoi. Non è una fuga dal mondo, è una pausa per rientrarci meglio. La solitudine produttiva temporanea non è stare soli, è prepararsi.
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