C’è una cosa che non viene mai detta davvero fino in fondo, ed è che la fatica più grande non è quella che si vede, non è quella delle cose da fare, degli impegni, delle responsabilità concrete, ma quella che continua anche quando tutto si ferma, perché puoi anche sederti, puoi anche smettere di muoverti, puoi anche avere un momento libero, ma la testa no, quella resta accesa, continua a girare, continua a collegare, a prevedere, a ripassare quello che hai fatto e quello che devi ancora fare, ed è lì che inizi a capire che il problema non è il tempo pieno, è l’assenza di vuoto reale.
All’inizio questa cosa ti sembra quasi un vantaggio, perché ti senti uno che ha tutto sotto controllo, uno che non dimentica niente, uno che riesce a gestire più livelli insieme senza andare in tilt, e in effetti è anche vero, perché questa mente sempre attiva ti permette di anticipare, di organizzare, di prevenire problemi prima ancora che arrivino, ed è per questo che spesso vieni visto come quello affidabile, quello che tiene insieme le cose, quello su cui si può contare, ma quello che non si vede è il costo interno di tutto questo, perché non hai mai davvero uno spazio in cui spegni.
È una dinamica che viene raccontata molto bene in Pensieri lenti e veloci, dove si capisce quanto la mente non sia fatta per stare sempre in modalità attiva e quanto il sovraccarico continuo porti a una fatica che non è immediata ma si accumula, e in modo ancora più diretto in Il cervello instancabile, che spiega proprio questo meccanismo di attivazione costante che sembra utile ma nel tempo diventa pesante, ed è lì che inizi a vedere la differenza tra una mente che funziona e una mente che non si ferma mai.
La scena tipica è sempre la stessa, sei magari sul divano, teoricamente in pausa, ma in realtà stai scorrendo mentalmente la giornata, stai anticipando quella dopo, stai ripensando a qualcosa che hai detto, a qualcosa che devi sistemare, a qualcosa che non ti convince del tutto, e anche se fuori sembra che non stai facendo niente, dentro sei pieno, completamente pieno, e questo riempimento continuo diventa la norma, tanto che quando hai un momento davvero vuoto quasi ti dà fastidio.
Il punto è che questa mente non si attiva solo quando serve, si attiva sempre, anche nei momenti in cui non avrebbe senso, anche quando non c’è nulla da risolvere, perché è abituata a funzionare così, è allenata a non fermarsi, ed è proprio questo che crea quella sensazione strana di essere sempre un po’ stanco anche quando non hai fatto niente di particolarmente pesante, perché la fatica non viene solo dall’azione, viene dal pensiero continuo.
Un altro aspetto che pesa molto è che questa attività mentale continua ti porta a vivere sempre leggermente in anticipo rispetto al presente, sei raramente completamente dentro quello che stai facendo, perché una parte di te è sempre già altrove, sta già organizzando, già prevedendo, già sistemando, e questa cosa nel breve sembra utile, ma nel lungo crea una distanza, perché non vivi mai davvero a pieno quello che stai facendo.
E allora inizi a capire una cosa importante, che non devi per forza smettere di pensare, ma devi imparare a non pensare sempre, perché c’è una differenza enorme tra usare la mente e subirla, tra attivarla quando serve e averla sempre accesa, e questo passaggio non è automatico, non succede da solo, devi accorgertene prima, devi vedere quanto spazio occupa dentro la tua giornata.
Col tempo inizi anche a notare quando parte, quando si accende senza motivo, quando inizia a riempire uno spazio che potrebbe essere vuoto, e lì puoi fare una cosa semplice ma potente, non seguirla subito, non darle subito spazio, lasciare che quel momento resti vuoto anche solo per qualche minuto, ed è lì che inizi a creare una differenza reale, perché non è tanto spegnere la mente, è smettere di alimentarla continuamente.
E questa cosa cambia tutto, perché non ti senti più sempre in funzione, non sei più costretto a essere sempre operativo anche quando non serve, inizi a recuperare piccoli spazi di presenza reale, momenti in cui sei davvero lì, senza essere già nel dopo, e quei momenti, anche se piccoli, fanno una differenza enorme.
Alla fine arrivi a una consapevolezza molto semplice ma che cambia completamente il modo in cui vivi le giornate, non sei stanco solo per quello che fai, sei stanco per quello che pensi continuamente, per il fatto che non ti concedi mai uno spazio senza attività mentale, e quando inizi anche solo a rallentare questo meccanismo, senza eliminarlo ma ridimensionandolo, ti accorgi che non serve essere sempre acceso per tenere tutto insieme, perché a volte è proprio quando rallenti che le cose iniziano a pesare meno e a funzionare meglio.
👉 ARTICOLO PRINCIPALE: La fatica di tenere insieme tutto
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